Inopportuno un referendum sull’inno nazionale
Caro Granzotto, mi inserisco nella disputa relativa al provvisorio inno che dovrebbe celebrare i fasti del provvisorio e italico coacervo repubblicano di persone su tutto disunite, salvo una parvenza di comune linguaggio basato su poche e stenografiche parole. Nei lontani anni 1936-37 ai corsi per Capocenturia presso l’Accademia di Educazione fisica a Roma ci facevano cantare un patriottico inno musicato da G.Verdi. Ricordo che la musicalità dei versi aveva una compostezza maestosa e non saltellante, oserei dire circense, quale è questa del nostro attuale e provvisorio. Forse fra i tanti referendum richiesti anche quello di scegliere composizioni musicali più serie potrebbe ammorbidire le feroci dispute campanilistiche su qualsiasi argomento che assomigliano al «visto da destra» e «visto da sinistra» dell’ineffabile Candido.Meglio di no, carissimo Lauro. Il referendum sull’inno nazionale, intendo. Chissà cosa ne verrebbe. Il brano che cantava nel ’36 è, con ogni probabilità, «Suona la tromba». Verdi lo compose nel 1848 su sollecitazione di Goffredo Mameli, autore del testo, a sua volta sollecitato da Giuseppe Mazzini. Il cigno di Busseto lo buttò giù di getto e subito lo fece pervenire al martire (martire sì, però a Londra) accompagnandolo con queste parole: «Possa quest’inno fra la musica del cannone essere presto cantato nelle pianure lombarde!». Pare, però, che ascoltandolo suonato al pianoforte, Mazzini storse il naso.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282317
Come Londra passò dall’acqua all’asfalto
Per chi ama l’Inghilterra e il suo centro, che è il corso del Tamigi, o il suo cuore pulsante, che è Londra e il suo «territorio», ci sono due libri omologabili per interesse ma contrapposti per motivazioni ed esito. In Tamigi (il Saggiatore, pagg. 280, euro 18,50) Mauro Maffi, seguendo il corso del fiume, evoca più di duemila anni di storia. Perché il Tamigi, fin da Giulio Cesare alla conquista della Britannia, ha assistito dalle sue rive alle battaglie tra sassoni e danesi, alla guerra tra Corona e Parlamento, è il racconto inesauribile di questa nazione, la liquid history d’Inghilterra, diventando molti Tamigi diversi: quello mitico-letterario di Edmund Spenser e di Pope, quello birbone e piovoso del Jerome di Tre uomini in barca, quello di Elisabetta I e di Walter Ralegh, quello di Canaletto a Greenwich, e di Constable, Turner, Dickens.Invece London Orbital di Iain Sinclair (Il Saggiatore, pagg. 574, euro 35) è, sì, storia, anzi cronaca, ma contemporanea e crudele, è un’opera di pop art, un pugno nello stomaco, a mezza strada tra il pellegrinaggio astioso, il racconto ossessivo, il pamphlet politico. Si chiama London Orbital l’anello autostradale (la famigerata M 25 voluta da Margaret Thatcher) che corre per 200 chilometri intorno alla Grande Londra. Volendo vedere che cosa fosse accaduto, topograficamente, umanamente, con la sua costruzione, Sinclair e compagni l’hanno costeggiata a piedi, per più di un anno, hanno fatto appostamenti, filmato l’asfissiante traffico (allegato al libro il CD) tra gasdotti, acquitrini, alberghi spettrali, guardie armate con cani, straniamento della memoria perduta dei luoghi, un ballardiano «laccio emostatico che soffoca l’alito vitale della metropoli».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282271
Auto di lusso e vip nel bordello dei transessuali
Disperato perché di fatto non era più in grado di controllare il suo inquilino, era ricorso ai carabinieri. Per altro già sollecitati dagli inquilini dello stabile, esasperati dall’attività dei tre viados che avevano trasformato quell’alloggio in «bordello trans». Il terzetto infatti attirava ogni sera decine di clienti tra i quali professionisti di successo, agiati imprenditori e pubblici funzionari di un certo «rango». Alla fine i militari hanno denunciati i prostituti e arrestato un giovane egiziano che aveva organizzato il giro.Tutto inizia nelle scorse settimane quando il proprietario di un bilocale in viale Fulvio Testi 177 si presenta ai carabinieri della stazione Greco perché, di fatto, aveva perso il controllo dell’appartamento. Affittato regolarmente a un egiziano che a sua volta l’aveva girato a un connazionale clandestino, Ahmed Osman, di 23 anni. Il quale aveva messo su un discreto giretto di squillo. Inizialmente con due argentini a cui si era aggiunto un terzo sudamericano. Lui percepiva 1.200 euro al mese, cifra tutto sommato equa, e loro esercitava il mestiere, dopo aver raccattato clienti in strada.Clienti di prim’ordine stando alle osservazione dei militari che in pochi giorni di appostamenti avevano potuto notare Porche e Mercedes darsi freneticamente il cambio sotto casa. E più tardi i viados spiegheranno di ricavare dallo loro attività anche 15mila euro al mese, con prestazioni da 50 euro.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=282408
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