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Cucina etnica? Sì, ma mettiamo un limite al Cous Cous Clan

Caro direttore,aiuto! Ho letto i due articoli, assai antitetici, degli ottimi Brambilla e Macioce su kebab sì/kebab no, e sono d’accordo con entrambi… Mi spiego: tendenzialmente sono d’accordo con la tesi del primo, ovvero difendiamo la nostra cultura gastronomica. Peraltro, è pur vero che la globalizzazione, alle volte, aiuta. Ecco a proposito un fatto accadutomi recentemente. Con mio marito, mi trovo a Gand, nelle Fiandre, la sera dell’ultimo dell’anno. Dobbiamo trovare un posto in cui mangiare qualcosa. Risultato: non si trova nulla. Quando la situazione sta assumendo connotati drammatici ci imbattiamo in una pizzeria italiana. D’istinto, storciamo il naso ma poi, più che il dolor, poté il digiuno. Entriamo e c’è pure il posto! Mangiamo due pizze straordinarie, che nemmeno in Italia. Piccola annotazione : il pizzaiolo è valdostano. Quindi la pizza a Gand ci salva da sicura inedia. E ovviamente, ci è anche capitato di essere salvati più di una volta dal McDonald’s e dal kebab…Cara Nicoletta, a dire il vero io la penso come lei. Cioè sono indeciso fra le due posizioni espresse brillantemente sul «Giornale» da Brambilla e Macioce. L’autarchia non mi piace in nessun settore, nemmeno in quello gastronomico (dove pure potremmo a buon diritto chiudere le frontiere senza perderci il meglio). Però a volte ho l’impressione che ormai si stia eccedendo con la moda della cucina straniera. Assaporare sotto casa i cibi messicani o tunisini, va benissimo, per carità: ma vuol mettere una bella amatriciana? Qualche tempo fa una trasmissione tv mandò le telecamere nascoste a raccogliere commenti nei ristoranti etnici.

Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=324867

Gennaio 30, 2009 - Pubblicato da delfortuna | latest news | , , , , , | Ancora nessun commento.

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